Questo nome, fino a qualche anno fa era noto solo agli esperti, ora viene da
tutti identificato come il top del vino italiano, e a differenza del Brunello di
Montalcino, il Sassicaia può vantare l'univocità del prodotto, e solo da pochi
anni ('94) può fregiarsi anche della denominazione di origine controllata della
zona di Bolgheri. Certo che fino a qualche decina di anni fa, quando questo
superbo vino iniziava ad essere universalmente riconosciuto (1978 la rivista
inglese "Decanter" dichiara il Sassicaia '72 il migliore fra una elite di grandi
Cabernet; 1982 "Pocket Wine Book" lo definisce il miglior vino italiano; 1982
l'associazione "Vinarius" lo elegge miglior vino dell'anno), era assai frequente
degustarlo nelle varie trattorie del livornese, dove non soltanto gli
appassionati, potevano deliziarsi con i suoi aromi. Al giorno d'oggi è oramai
introvabile; quel prodotto che evoca nel nome il terreno pietroso della tenuta
di S.Guido in Bolgheri è divenuto una vera e propria fonte di investimento.
Le innumerevoli richieste da tutto il Mondo, hanno elevato il suo costo a
livelli impensati, che lo rendono un'esclusiva delle tavole più importanti.
Chissà se Mario Incisa della Rocchetta, studente a Pisa negli anni '20, quando
iniziò a sognare il suo vino stile Bordeaux, avrebbe potuto prevedere un tale
successo. Intorno agli anni '30 il Marchese Mario Incisa si trasferisce nella
tenuta che da Bolgheri arriva fino ai 350 m. di Castiglioncello, e qui impianta
i suoi primi Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Dal 1948 al 1960 il Sassicaia
rimane un'esclusiva della Tenuta. Quando poi il Marchese si rende conto che il
tempo migliora il prodotto, allora inizia a diffonderlo nonché a migliorarne le
tecniche di vinificazione. Nonostante tutto, il palato nazionale, abituato ai
sapori fruttatti e dolci del S.Giovese e del Nebbiolo, accoglie freddamente il
suo vino. Si arriva quindi ai giorni nostri dove la nuova cultura enologica
aiuta a comprendere l'importanza di questo grande vino, che in oltre 40 anni di
storia non ha mai subito grossi cali qualitativi. Certamente il Marchese sarebbe
oggi fiero del suo prodotto, che oramai prendendo a modello la terminologia
francese, costituisce l'unico vero e proprio "Grand Cru" italiano (prodotto in
una zona ben determinata).
Non possiamo concludere il nostro breve viaggio nel Mondo Sassicaia, se non
tentando l'improbabile impresa di descriverne le principali caratteristiche
organolettiche. Il tipico taglio bordolese, 85% Cabernet Sauvignon e 15%
Cabernet Franc, appaiono subito evidenti dal classico sentore erbaceo, inoltre
un'infinità di profumi ci conducono in un viaggio nel sottobosco Italico fino ad
evidenziarne innumerevoli profumi terziari (sviluppatesi durante
l'invecchiamento), i quali sfiorano sentori di tabacco, cacao, pelle, rovere etc.,
tutti arrotondati ed ammorbiditi in una perfetta armonia tannica, che lascia
vivo il ricordo al palato per un tempo impensato. Se poi ci si volesse
sbizarrire in perfetti abbinamenti culinari, infinita diverrebbe la narrazione,
sempre però orientata ai sapori forti ed intensi, come i prodotti della caccia,
in particolar modo il piccione arrosto, i filetti alla bordolese, i formaggi dal
sapore intenso, e tutto ciò che possa portare ad un piacevole quanto reciproco
annullamento gustativo. Personalmente, se devo consigliare un abbinamento,
andando contro gli insegnamenti eno-gastronomici ricevuti, consiglierei di
degustarlo senza alcun accompagnamento, o al più con qualche gheriglio di noce e
fungo porcino a crudo, condito solo con poche gocce di olio di oliva e qualche
intensa erba aromatica dal profumo mediterraneo.
L'esplorazione del Sassicaia termina con il consiglio delle annate
universalmente ritenute più importanti, 1988, l'introvabile 1990 e 1995,
nell'augurio che tutti, o quasi, possano prima o poi far parte dei pochi eletti
che orgogliosamente affermano : " Ho bevuto il Sassicaia..........".
SCHEDA TECNICA
Uvaggio:
Il vino nasce da uve Cabernet Sauvignon 85% circa e Cabernet Franc 15% circa.
Resa media per ettaro: q.li 45-50 di uva pari a hl 30-35 di vino. Potatura
cordone speronato. Sesto di impianto di 3.500 viti per ha. per gli impianti
anteriori al 1980 e 4.500-5.000 viti/ha. per quelli successivi.
Vinificazione:
Il sistema di allevamento e la bassissima resa di uva per ceppo, danno un
prodotto sempre sano e ricco in zucchero, tannini, estratto ecc. La
vinificazione avviene in tini di acciaio inox da 65 fino a 130 hl. con
possibilità di condizionamento termico del processo fermentativo.
Grado alcolico:
12,5
Profumo:
Classico sentore erbaceo armonicamente arrotondato; profumi tipicamente di
sottobosco o più precisamente di macchia Meditterranea, fino ai vari profumi
terziari tipici dell'invecchiamento.
T° di servizio:
18° - 20°
Affinamento:
Il vino viene affinato in botti di rovere da 225lt. per 24 mesi e poi in
bottiglia per lunghi periodi.
Sapore e abbinamenti:
Sapori intensi, come i prodotti della caccia, in particolar modo il piccione
arrosto, i filetti alla bordolese, i formaggi dal sapore deciso.Consigliato
anche il semplice abbinamento con con qualche gheriglio di noce e fungo porcino
a crudo, condito solo con poche gocce di olio di oliva e qualche intensa erba
aromatica dal profumo mediterraneo.
Storia:
Negli anni venti, studente a Pisa, Mario Incisa della Rocchetta sognava di
creare un vino di razza. Il suo ideale, come per l'aristocrazia dell'epoca, era
il Bordeaux. Dopo essersi stabilito con sua moglie Clarice in Toscana, nella
Tenuta San Guido sulla costa Tirrenica, sperimenta alcuni vitigni francesi, e
concluse che il Cabernet aveva "il bouquet che cercavo". Un vino composto
prevalentemente di Cabernet rappresentava un grosso cambiamento dalla tradizione
toscana e piemontese del Sangiovese e del Nebbiolo. Nessuno aveva mai pensato di
fare un vino "bordolese" su terreno italiano, figuriamoci poi in una zona
sconosciuta sotto il punto di vista vinicolo. La decisione di piantare questa
varietà nella Tenuta San Guido fu in parte dovuta alla somiglianza che egli
aveva notato tra questa zona della Toscana e Graves, a Bordeaux. Graves vuole
dire ghiaia, per il terreno sassoso che distingue la zona, proprio come
Sassicaia, in Toscana, denomina una zona con le stesse caratteristiche. Malgrado
le ottime premesse, i primi giudizi dati da chi era abituato ai vini leggeri
locali non furono positivi. I vini ottenuti dalle uve Cabernet Sauvignon,
essendo più complessi, necessitano più tempo per maturare e svilupparsi. Dal
1948 al 1960, il Sassicaia rimase dominio strettamente privato, e fu bevuto solo
nella Tenuta.
Ogni anno, poche casse venivano messe a invecchiare nella cantina di
Castiglioncello.
Il marchese ben presto si rese conto che invecchiando il vino migliorava
considerabilmente. Come spesso accade con i vini di grande levatura, quelli che
prima erano considerati difetti, col tempo si trasformarono in virtù. Ora amici
e parenti incitavano Mario Incisa ad approfondire i suoi esperimenti e
perfezionare il suo stile di vinificazione rivoluzionario.
Nel 1965, piantò altri due vigneti di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc; il
nuovo vigneto, quello del podere Sassicaia, Ë a circa 100 metri sopra il livello
del mare, mentre quello del' Aianova è un po' più alto, e quindi più esposto
agli elementi. In seguito, Sassicaia fu il nome scelto per il prodotto di tutti
i vigneti. L'annata del 1968 fu la prima ad essere messa sul mercato, con
un'accoglienza degna di un Premier Cru Bordolese. Negli anni seguenti la cantina
venne trasferita in locali a temperatura controllata, tini d'acciaio
rimpiazzarono i tini di legno per la fermentazione, e le barriques francesi
vennero introdotte per l'invecchiamento. La scelta del Cabernet e l'uso delle
barriques, ambedue introdotte per la prima volta con successo in Italia dal
marchese Incisa, si diffuse ben presto in tutta la penisola. Il Sassicaia è
stato il primo vino italiano ad affermarsi con successo all'estero, ed e quasi
universalmente riconosciuto come il padre di una nuova famiglia di vini
italiani: I supertoscani. La prima vigna di Mario Incisa è considerata la culla
del Cabernet italiano.I nuovi impianti e la miglior vinificazione, produssero
risultati eccellenti, il consenso fu unanime. Ecco alcuni esempi.Nel 1978, in
una degustazione organizzata dalla rivista inglese "Decanter" a Londra, una
giuria, della quale facevano parte Hugh Johnson, Serena Sutcliffe e Clive Coates
ha dichiarato il Sassicaia dell'annata 1972, il miglior Cabernet Sauvignon tra
trentatré vini da undici paesi.Nel suo "Pocket Wine Book" del 1982, Hugh Johnson
scrive del Sassicaia dicendo che è "il miglior vino italiano".
Nel 1982 il Sassicaia riceve il premio "Vinarius" come vino dell'anno.
Il marchese Mario Incisa della Rocchetta è morto nel 1983. Da allora Nicolò
Incisa, suo figlio, amministra la Tenuta San Guido.